venerdì 17 aprile 2009

Versi...Diversi: Illustratori in mostra al PAN

Per chi sarà presente, ci si vede domani a Napoli!
(Qui per leggere l'articolo)

giovedì 9 aprile 2009

Gli altri: il tempo, l'amore, facebook

"Qual è il genere d’amore praticato, praticabile, ai tempi di Facebook, tempi nei quali sembra valere come non mai ciò scriveva Ray Bradbury in Fahrenheit 451: «nessuno ha più tempo per gli altri»?"
E' uscita ieri su Il Mattino l'intervista a Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati su L'amore ai tempi di Facebook (Baldini Castoldi Dalai, 2009).
«L’io fugge da se stesso nella possibilità» scriveva Kierkegaard e di possibilità di fughe, ma non solo, parlano Mattia Carzaniga e Giuseppe Civati, autori de L’amore ai tempi di Facebook (Baldini Castoldi Dalai, pagg. 168, euro 12,90). Oggi alle 18 gli autori parleranno alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri di questo viaggio fra i solipsismi della «generation Me».
Come nasce e si sviluppa questo libro scritto a quattro mani?
Carzaniga : «Il libro, innanzi tutto, nasce da un’amicizia reale. Navigando entrambi su Facebook, ci è venuta la voglia di capire il perché del successo di questo social network e di sdrammatizzare il fenomeno. In Italia siamo abituati a leggere tutto come un caso».
Prima c’era Second Life, ora Facebook: quali le ragioni del successo dell'uno rispetto all’altro? Solo questioni di moda?
Carzaniga: «Sono due piattaforme molto diverse. Second Life ti porta ad alterare l’identità, Facebook è uno specchio molto poco deformato della realtà, un suo surrogato assolutamente fedele. E la sua forza sta anche nell’aver sintetizzato molte delle esperienze che già si facevano in rete: la mail, la chat, il blog, con un linguaggio da sms». Civati: «È certamente una questione di moda, di passaparola, di contagio però c’è anche la voglia di uscire dalle proprie solitudini ritrovando un luogo dove incontrarsi».
Si può continuare a leggere sul sito del Mattino: qui.

martedì 7 aprile 2009

Intervista a Eraldo Affinati (Berlin)

E' uscita oggi su Il Mattino l'intervista che ho fatto tempo fa a Eraldo Affinati su Berlin (Rizzoli 2009), il suo ultimo libro, ma non solo...

Berlino, la città che sempre «si rimette in piedi. Cade e si rialza. Impiega poco tempo a leccarsi le ferite. Subito, appena possibile, riprende la marcia». Un luogo imprescindibile per capire il recente passato dell’Europa. E proprio questa città-simbolo è la grande protagonista di Berlin (Rizzoli, pp. 278, euro 17), l’ultima fatica di Eraldo Affinati. Stavolta come non mai, lo scrittore romano veste i panni del pensatore più che del narratore che, come scriveva Leopardi, cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose.

Berlin ha una forma ibrida: non è né un romanzo, né un diario, né un saggio. Una contaminazione di generi finalizzata a far emergere una nuova possibilità di scrittura e di sguardo? «La percezione letteraria sta cambiando. Cambiano i luoghi: non più le riviste o le terze pagine dei giornali, ma internet. E stanno cambiano i valori letterari. Credo che il romanzo debba fare i conti con tutto ciò, e soprattutto con il diverso senso dell’esperienza. E può farlo solo trasformando la sua forma: Berlin si muove in questa direzione, cercando di corrispondere a un’esigenza romanzesca. Ecco la tensione associativa tra un viaggio e una scoperta filosofica, tra un diario e una rievocazione memoriale: una descrizione della Berlino che è, ma anche di come io vorrei che fosse. Ho guardato Berlino con i miei occhi, con gli occhi delle persone che ho incontrato lì, con gli occhi di altri scrittori. Lo sguardo è fondamentale. Gli occhi di un uomo non appartengono a lui solo, come le radici, si intrecciano con quelle degli altri, e se se ne tocca una, vibra l’intera pianta. Si è eredi, sempre, di altri sguardi»... (si può continuare a leggere sul sito del Mattino: qui )


Stanotte ho finito di leggere Tema dell'addio di Milo De Angelis.

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
In un ridere impazzito, le notti passate
Correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
Di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
Il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
La morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.


Una lettura incredibile.


P.s. Un piccolo schizzo a tempera, un altro personaggio senza nome, realizzato durante il corso di Riki Blanco a Macerata quest'estate.