Non c’è nessuno,
non c’è nessuno che vende
i fiori
per questa strada maledetta?
E questo mare nero
e questo cielo livido
e questo vento avverso -
Oh, le camelie di ieri
le camelie bianche come ridenti
nel chiostro d’oro –
oh, l’illusione primaverile!
Chi mi vende oggi un fiore?
Io ne ho tanti nel cuore:
ma serrati
in grevi mazzi –
ma calpestati
ma uccisi.
Tanti ne ho che l’anima
soffoca e quasi muore
sotto l’enorme cumulo
inofferto.
Ma in fondo al nero mare
è la chiave del cuore
peserà
fino a sera
la mia inutile messe
prigioniera.
Oh chi mi vende
un fiore, un altro fiore
nato fuori di me
in un vero giardino
che io possa donarlo a chi mi attende?
Non c’è nessuno
non c’è nessuno che vende
i fiori
per questo tristo cammino?
Antonia Pozzi
mercoledì 30 dicembre 2009
giovedì 17 dicembre 2009
Il paese dei balocchi #3
(La città tuscolana, novembre 2008)
pp. 32, euro 13,50
Zoolibri, 2008
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pp. 32, euro 13,00
Edizioni E/O, 2007
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Davide Calì
“L’orso con la spada”
Illustrazioni di Gianluca Folìpp. 32, euro 13,50
Zoolibri, 2008
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Agire senza riflettere può avere delle conseguenze tutt’altro che piacevoli: è questa la lezione imparata dall’Orso alla fine del viaggio che gli permetterà di crescere e di aprirsi al mondo. Autore e illustratore regalano a grandi e piccoli un racconto che fa riflettere sulla responsabilità personale e sull’inutilità di costruire fortini «per resistere al nemico, se mai ce ne fosse stato uno». Perché a volte questi nemici non ci sono, altre volte sono i propri difetti e il proprio egocentrismo le uniche cose da combattere. Semplicemente.
WOLF ELBRUCH
“L’anatra, la morte e il tulipano"pp. 32, euro 13,00
Edizioni E/O, 2007
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È giusto parlare della morte ai bambini? E, soprattutto, in che modo? Questo libro di Wolf Erlbuch, autore insignito nel 2006 del prestigioso Premio Andersen, può essere considerata una risposta a entrambe le questioni. Mentre con grazia e leggerezza le parole raccontano l’incontro di un’anatra e della Morte, il tempo che passano insieme nello stagno, sulla cima di un albero a parlare di paradiso e inferno, della paura e della tristezza del congedo da ciò che si ama, le immagini, essenziali ed eleganti, si fanno specchio dei sentimenti dei protagonisti. Alla fine quando l’anatra muore, anche la Morte quasi si rattrista. E l’unica consolazione sta proprio nell’accettare che «così è la vita».
venerdì 11 dicembre 2009
Giornale di bordo #4
Trovate in edicola il nuovo numero di Loop e la mia prima illustrazione. Sono già al lavoro per realizzare la prossima!
E a proposito di nuove collaborazioni...ho iniziato a scrivere anche per la rivista Andersen. Dal prossimo mese i primi articoli!
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Giornale di bordo,
Illustrazioni: acrilico
giovedì 3 dicembre 2009
Lorenzo Mattotti, Hansel e Gretel, Orecchio acerbo, 2009
Con i fumetti esorcizzo l'orrore delle favole
(Il Mattino, 01 dicembre 2009)
(Il Mattino, 01 dicembre 2009)
Scriveva Schiller: «C’è un significato più profondo nelle fiabe che mi furono narrate nella mia infanzia che nella verità qual è insegnata dalla vita». E proprio un viaggio sulla tortuosa via del significato sembra Hansel e Gretel (Orecchio acerbo, pagg. 48, euro 20), l’ultimo lavoro di Lorenzo Mattotti: illustrando il testo integrale di una fiaba ad alto contenuto orrorifico, l’artista apre per il lettore a colpi di pennello e inchiostro un sentiero dentro le paure, alla ricerca della vita.
«Hansel e Gretel», quella che Bruno Bettelheim considera la fiaba «dell’ansia da abbandono»: come nasce questa scelta?
«All’inizio c’era solo il desiderio di creare delle immagini sulla mia visione di Hansel e Gretel. L’idea di un libro è venuta dopo. Non c’è stato quindi nemmeno un lavoro di documentazione sui precedenti storici. Cosa significa per me ”Hansel e Gretel”? Era la fiaba che mi terrorizzava da bambino. Avevo un libretto che ho rivisto anni dopo, prima di perderlo per sempre. E ho scoperto che avevo scarabocchiato con le matite il viso della strega, aumentando così la mia paura nel guardarlo».
«Hansel e Gretel» è un libro di illustrazioni in bianco e nero. Ma è il nero, che attrae e che si percepisce pericoloso, a farla da padrone.
«Il nero è molto affascinante, al limite dell’ossessione. Mentre il bianco è una superficie riflettente che dona luminosità, il nero è il luogo dove sei libero di confrontarti con le tue paure, i tuoi misteri. Si trasforma in buchi, dei veri e propri corridoi che creano uno spazio che ti risucchia, in cui vorresti entrare sempre di più. Lavorare con poche luci che escono dal buio, attraverso i contrasti: questa è la sfida del nero di china. Diverso il discorso del nero dei pastelli o del carboncino. In quel caso i contorni si fanno più sfumati».
I paesaggi sono così forti e potenti da risultare quasi dei personaggi essi stessi.
«È così. Il paesaggio, la sovrapposizione delle pennellate, è già una storia: le ombre che prendono vita, i rumori, le paure dei bambini. Ogni segno è la registrazione di un’emozione».
Sul sito de Il Mattino per continuare a leggere (solo per una settimana): QUI
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Di seguito trovare alcune battutte che non hanno trovato posto nell'intervista. Interessante soprattutto quella sul confronto Italia/Francia...buona lettura!
Presenterà l’edizione francese del libro (Gallimard) il 28 novembre al Salon du livre et de la presse jeunesse a Parigi, dove quest’anno l’Italia è ospite d’onore. Secondo lei che ormai da molti anni vive in Francia, quali sono le differenze tra i due paesi e i rispettivi modi di pensare l’illustrazione?
L’impressione generale è che, nonostante poche virtuose eccezioni soprattutto piccole case editrici, l’editoria italiana abbia sempre avuto maggiore timore nella produzione dell’immagine e del disegno che racconta se stesso. Per pigrizia o per ignavia, non sperimenta mai molto limitandosi a comprare i diritti di opere già presenti all’estero. L’Italia mi sembra sempre un po’ in ritardo rispetto alla Francia. Diversamente da quanto ho l’impressione accada per l’attenzione alla qualità della scrittura. Un’altra cosa che mi aveva molto colpito quando mi ero appena trasferito, era il rapporto diretto tra creazione e produzione: gli editori si incontrano più facilmente. Se chiedi un appuntamento, di solito questo ti viene dato, come le risposte.
E' uscito The Raven (Seuil), un progetto realizzato con Lou Reed in cui dà l’impressione di proseguire il percorso del suo ultimo Pinocchio (Einaudi, 2008): chine, matite, pastelli si alternano in un turbinio di forme, inquadrature, personaggi.
È un libro complesso e centrifugo. È un’opera aperta, di ricerca e sperimentazione in cui tre immaginari (il mio, quello di Lou Reed e quello di Edgar Allan Poe) cortocircuitano e si sovrappongono. Mi sembra l’idea contemporanea del libro di immagini: il lettore deve creare i suoi ponti.
Come è nato questo progetto?
Dai testi creati da Lou Reed per POE-Try, uno spettacolo di Bob Wilson del 2003. quando gli è venuta l’idea di farne un libro ha iniziato a cercare un illustratore: noi ci siamo conosciuti grazie all’intermediazione di Art Spiegelman. Fin da subito ho capito che non sarebbe stato il classico libro illustrato ma che avrei potuto osare molto: ecco quindi un lavoro in cui emergono due personalità molto forti che dialogano anche se procedono su sentieri opposti. Sullo sfondo il tema comune del senso di colpa.
Silvia Santirosi
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