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venerdì 29 aprile 2011
mercoledì 27 aprile 2011
STRISCIA L'ITALIA
Con quest'intervista a Manuele Fior, vincitore quest'anno della Fauve d'Or come Miglior albo (5000 chiometri al secondo) a Angouleme, comincia la mia collaborazione con L'Espresso!
Un grazie a tutti quelli che hanno sempre creduto in me e nella mia penna!!!
lunedì 25 aprile 2011
Una filosofia per dame scritta in guanti bianchi
(Il Mattino, 22 aprile 2011)
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Dimostra di essere un vero filosofo in guanti bianchi Maurizio Ferraris nel suo Filosofia per dame (Guanda, pagg. 208, euro 13), raccolta di riflessioni (di carattere democraticamente generalista con retrogusto critico) pubblicate sul settimanale femminile «Donna Moderna». Il titolo potrebbe trarre in inganno però. O attrarre, secondo i punti di vista. Come l'autore precisa nella postfazione, infatti, il suo interlocutore non è il gentil sesso ma l'umanità intera: «nello spirito di Wolff, che era poi l'Illuminismo - si legge - significava filosofia per tutti e filosofia su tutto». Quel «dame» starebbe, dunque, per non specialisti, non professionisti del pensiero critico. «Profani», insomma. Ecco paginette piene di nomi gettati là come per sbaglio, di citazioni colte e riferimenti al pensiero di tal o talaltro filosofo (e mai filosofa) di cui si può cogliere o meno il riferimento. Se si riesce, magari grazie a vaghe reminescenze scolastiche, si proverà quel particolare godimento di un ego che riconosce un linguaggio e si sente quindi parte della «cricca». Viceversa, se non si arriverà a raccogliere il candido guanto della sfida, si continuerà a vivere nell'innocente beatitudine della propria ignoranza. Poco male. Quanto meno non si avrà lo spiacevole compito di cogliere in fallo l'autore. O sarà per galanteria che definisce Milena un'amica di Kafka, quando sappiamo bene che ne è stata l'amante, pur secondo le modalità dello scrittore ceco? Per disattenzione arriva a confondere un riccio con un istrice? Per non parlare delle facili strizzatine d'occhio («Si può essere saldi di fronte ai saldi?»), delle ripetizioni di temi ed espressioni linguistiche (esodi e controesodi fanno la voce grossa, in compagnia di ansia, paranoia, con un pizzico di Sex and the City che viene distribuito qua e là come il prezzemolo).
Silvia Santirosi
sabato 23 aprile 2011
AIX: La città del fumetto
(L'Unità, 22 aprile 2011)
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Mostre, incontri, ateliers che si concludono questo 23 aprile: è questa la Rencontres du 9e Art che fa di Aix-en-Provence, antica capitale della Provenza a trenta chilometri dal porto di Marsiglia, una vera e propria città consacrata al fumetto e a tutte le altre arti grafiche che possono dialogare con esso. Giunto alla sua ottava edizione, il Festival continua a crescere conservando, al tempo stesso, la sua identità. La città viene letteralmente abitata dalle opere degli artisti, sono sparsi ovunque i punti che accolgono le mostre (il Museo di Storia Naturale ospita il percorso creato Jens Harder, autore berlinese di un racconto a fumetti sull’Evoluzione: dal Big Bang fino alla comparsa del primo uomo). Non si riducono, quindi, a un’esibizione di illustrazioni o di tavole incorniciate, ma diventano l’occasione per mescolare la nona arte all’istallazione o all’animazione facendoli cortocircuitare. «È una manifestazione che fa dell’expo uno dei suoi punti di forza» ci dice Barbara Canepa che nella città di Cézanne è ormai a casa da anni. «É sulla stessa linea di Angoulême e, pur non possedendo gli stessi mezzi, il risultato è eccellente. Senza contare che si investe molto su giovani autori e nuovi talenti. Quello che trovo interessante è come il fumetto è presentato al pubblico» continua a raccontare l’autrice che sta per regalare ai suoi fans i nuovi albi di Sky Doll, in uscita il prossimo autunno. «Viene creato uno spazio in grado di accogliere l’universo creativo dell’artista, penso ad esempio ai CuBDe. Gli viene data carta bianca e tutta la libertà di sperimentare diverse soluzioni espressive. E così si dà la possibilità al pubblico di entrare quasi nella sua testa, di assistere al processo creativo. Tentativo rischioso, non si può avere la certezza di un apprezzamento, ma così facendo si presenta qualcosa fuori dagli schemi che può favorire una specie di evoluzione del gusto».
Ma cosa sono i CuBDe? Cinque grandi scatole di 9 per 2,5 m2 che Zeina Abirached (autrice anche il manifesto del Festival), Takayo Akiyama, Martes Bathori, Moolinex e Alban Guillemois hanno personalizzato. Entrare nell’Elefante meccanico di quest’ultimo, ad esempio, è un po’ come precipitare in un cabinet de curiosités: pareti piene di bozzetti, tavole definitive, illustrazioni, sculture rappresentanti creature fantastiche, un’animazione proiettata su un piccolo schermo. Il tutto in un’atmosfera alla Tim Burton.
Quella che invece si respira allo Zarmatelier (nome di un atelier di disegnatori di Marsiglia) è la quotidianità del luogo, della vita creativa, che i nove autori condividono e che hanno ricreato per il pubblico. Ospitati dall’Espace Jeunesse Bellegarde (il luogo della città riservato ad accogliere le attività per bambini e ragazzi dai 3 ai 25 anni), festeggiano così i dieci di attività mettendo a nudo manie e passioni esibendole insieme alla ricostruzione del loro spazio di lavoro.Un lato ludico e partecipativo che è un’altra cifra di questa manifestazione. Accanto a incontri e dibattiti o ai momenti dédicaces (e anche qui si ripete il rito del fare la fila, interminabile e per ore in alcuni casi, solo per scambiare qualche parola con il proprio autore preferito impegnato a lasciare una piccola traccia colorata sul suo ultimo albo), ci sono tutta una serie di laboratori e atelier, alcuni dei quali aperti a tutti. Fireboxes, per citarne uno, è una mostra di scatole di fiammiferi che celebra il fatto che la Città del libro (dove c’è la libreria piena di fumetti sia di autori famosi e conosciuti dal grande pubblico, sia piccole case editrici indipendenti, e dove hanno luogo gli appuntamenti più importanti) in passato era appunto una fabbrica che le produceva. Su queste diversi artisti hanno disegnato come fossero vignette, strisce umoristiche o un’intera tavola, e il pubblico, per tutta la durata del Festival, è invitato a customizzare le piccole scatole bianche sul tema dei vendicatori mascherati. Per non parlare dell’intervento chiesto su dei Nani da giardino (c’è il nano pirata, il nano robot, il ciclope o quello ridotto in mille pezzi) che saranno venduti in un’asta a maggio e il cui ricavato sarà devoluto all’associazione A chacun son Everest (A ognuno il suo Everest) che aiuta i bambini malati di cancro. «I nani da giardino sono piccoli. È ingiusto» recita il manifesto di presentazione. «Farli crescere di qualche centimetro. Tutti i mezzi sono accettati!».
Silvia Santirosi
lunedì 18 aprile 2011
Alla conquista degli USA!
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Ecco qui l'ultimo nato.
Tecnica nuova, firma nuova.
Faccio come Hokusai...cambio vita e nome (o rappresentazione grafica del medesimo).
E fiorisco a nuova esistenza.
Copertina per un futuro best-seller (se fossimo nel migliore dei mondi possibili), in cui Carlo D'Ippoliti, giovane (lo è davvero!) e brillante economista nonché mecenate e mio grande sostenitore (!), spiega la differenza tra i concetti di Heterogenity e Diversity.
Se tutto va bene, la vostra arriva pure in America.
Ovviamente la parola d'ordine è: "dopo Parigi, c'è solo New York"...o la Grande Pomme...come dicono da queste parti...ahhhhhhhh!!!
martedì 12 aprile 2011
MARZO DI RECENSIONI SU ANDERSEN!!!
giovedì 7 aprile 2011
Storia ritrovata: Trenta donne che fecero l'Italia hanno ritrovato il loro volto
(L'Unità, 6 aprile 2011)
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La storia non sempre è quella magistra vitae che celebrava Cicerone. Può essere pessima, come amava definirla Luigi Malerba, può condannare all’oblio i popoli senza scrittura, le classi o i gruppi sociali non egemoni. La storia spesso ricorda date, trattati, battaglie perse e guerre vinte, grandi scoperte geografiche o scientifiche. E dimentica le vite degli uomini, con le loro gioie e dolori. Per non parlare delle donne. In questo caso non c’è nemmeno perdita di memoria. Semplicemente perché, spesso, non c’è nemmeno stata la volontà di ricordare.
Quest’anno si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ed è un proprio uno strano periodo quello in cui viviamo, in cui l’urgenza dell’agire non esclude, anzi, richiede assolutamente l’urgenza del capire. A cosa serve non dimenticare? E, soprattutto, a chi? Viviamo un tempo in cui l’unico orizzonte storico è la contemporaneità, viviamo un paese unidimensionale nel quale tale disciplina perde la sua funzione etica, pedagogica, e viene riletta non per comprendere, ma per legittimare. Il gioco è facile. Nello stato di precarietà esistenziale nel quale viviamo noi giovani sono progressivamente scomparse le dimensioni temporali: cos’è il futuro? E che dire del passato? Ogni generazione ricomincia da capo e quello che per alcuni può essere scontato, ad altri appare inedito. «Le generazioni di fine Ottocento si nutrivano della memoria del Risorgimento» scrive lo storico Stefano Pivato, «per quelle cresciute fra gli anni Venti e Trenta la Prima guerra mondiale era un punto di riferimento costante; la generazione del Sessantotto si è nutrita del ricordo della Resistenza. La generazione dei giovani di oggi mi sembra attraversata da un vuoto di memoria costante».
Proviamo a immaginare la storia come un armadio pieno di voci che gridano: voglio uscire, voglio uscire, voglio uscire! Ascoltare, permettere loro di raccontarsi sarebbe un modo per riscattare queste voci, donne e uomini trasformati in astrazioni.
A questo sono state chiamate le trenta donne invitate a partecipare al progetto di storia illustrata “L’altra metà dell’Unità”: a parlare, a fare le veci di altre trenta donne, per lo più dimenticate o mai davvero conosciute, che hanno dato il loro contributo, che hanno speso e sacrificato la loro vita per fare quell’Italia che oggi noi siamo. Non meno dei loro mariti, padri, figli, amanti e compagni.
Ciascuna armata dei propri colori e delle proprie materie, hanno cercato di restituire carne e corpo ai loro personaggi nel tentativo di rendere vicino ciò che è lontano nel tempo e nello spazio, e di ridare vita alla vita. Tutto questo attraverso l’arte, che è anche sensibilità e sapienza tecnica individuale.
Tutto questo ben consapevoli che l’Unità del nostro paese non è un dato ma un processo in fieri. E che per realizzarsi davvero, ha bisogno anche dell’altra sua metà. Oggi come non mai.
Silvia Santirosi
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L’ALTRA META’ DELL’UNITA’
Un viaggio nel paese reale che costruì L'Unità D'Italia
Un omaggio alle energie femminili nascoste dalla storiografia
domenica 3 aprile 2011
Evviva torna l'albo illustrato
(L'Unità, 2 aprile 2011)
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Quando si chiudono le porte di una manifestazione e si torna a casa, comincia il tempo dei bilanci che sono, inevitabilmente, prematuri, parziali e ancora influenzati dalla vicinanza emotiva all’evento appena concluso. Così è anche per la Fiera del libro per Ragazzi di Bologna, sebbene questo non impedisca di segnalare la particolare vivacità dell’edizione di quest’anno. Nonostante la crisi pesi ancora sui bilanci e le scelte delle case editrici, si torna a sperimentare, a investire nel prodotto di qualità piuttosto che nella ricerca del best-seller o dell’instant book che soddisfano una bolla di mercato destinata prima o poi a scoppiare. Secondo i dati forniti da LiBeR, il numero delle novità libraie del settore ragazzi immesse nel circuito tende a risalire (passando dalle 2130 del 2009 alle 2198 del 2010). Certo è che non è sempre oro tutto quel che risplende, soprattutto se si tiene conto che lo stato di salute di un mercato non si giudica solo dal versante dell’offerta, ma anche da quello della domanda e, soprattutto, della diffusione. Nel 2010, ad esempio, con la manifestazione Bolibrì, c’era stato un ritorno della manifestazione allo spirito del 1964 (anno della prima edizione): una serie di iniziative vedevano coinvolti non solo gli operatori del settore, gli unici ammessi nell’Olimpo del Polo fieristico, ma anche i principali consumatori del prodotto: famiglie e bambini. Ma questa è un’altra storia.
Di sicuro quello che i dati confermano, come dicevamo, è il nuovo slancio in ambiti che i fenomeni Harry Potter e Geronimo Stilton avevano messo in ombra. Ecco allora il ritorno al tascabile o a nuove edizioni illustrate dei classici (esemplare il lavoro portato avanti da Princìpi & Princípi, la casa editrice che ha festeggiato in questi giorni il primo anno di vita); o l’avventura alla scoperta di territori poco praticati: e tra questi il fumetto per ragazzi. Per Orecchio acerbo possiamo parlare di un ritorno. Dopo la serie dei Pittipotti scritta da Jerry Kramsky e disegnata da Lorenzo Mattotti, firmano i due titoli appena usciti della collana Comics due grandi nomi della bande dessinée internazionale: Jack e la scatola di Art Spiegelman e TopoLino si prepara di Jeff Smith. Diverso l’approccio di Topipittori che inaugura la collana Graphic de Gli anni in tasca con Giulia Sagramola: con uno stile fresco e un tono sospeso tra leggerezza e ironia, la giovane autrice racconta i suoi primi dieci anni di vita. E segnaliamo il numero 10 della rivista Canicola dedicato ai “bambini di ogni età”, come si legge nella prefazione, in cui autori di tutto il mondo scommettono sulla capacità narrativa del disegno. Un punto di vista confermato da Jean-François Martin, vincitore con Fables (Milan, 2010) del premio per il Miglior albo illustrato. «L’insieme delle storie di Esopo, e quindi delle illustrazioni» ci racconta, «sono una specie di ritratto dei molteplici modi in cui si manifesta la stupidità umana».
Dopo anni di sudditanza l’Italia sta facendo scuola, soprattutto per quel che riguarda l’albo illustrato. E il libro si fa anche oggetto di design a misura di bambino: è questo il caso Libro sveglio (Kite edizioni) del duo Sanna-Guidone. Scelgono scelgono di firmarsi Asobi, termine di origine giapponese caro a Bruno Munari che significa al tempo stesso arte e gioco. Ma, in generale, l’illustrazione ha fatto quest’anno la parte del leone. Tra le 175 candidature provenienti da 62 paesi, è l’australiano Shau Tan, già premio Oscar per The Lost Thing, ad essere stato insignito dell’Astrid Lindgren Award, uno dei più importanti riconoscimenti per la letteratura per ragazzi e assegnato, di volta in volta, a narratori, autori o, appunto, illustratori. Il Premio Internazionale di illustrazione è stato assegnato a Page Tsou per la coesistenza nelle sue opere (Dancing feathers-piume danzanti) «di componenti che si riferiscono, ad un tempo, alla migliore tradizione grafica e a una rilevante visione pittorica».
Non resta che da chiedersi cosa significhi scrivere per ragazzi oggi. È questa la domanda della scrittrice, poetessa e giornalista israeliana Nurit Zarchi. «Per quelli della mia generazione era facile narrare storie ai bambini» racconta, «era chiara la distinzione tra bene e male: da una parte c’erano i buoni, cioè noi, dall’altra i cattivi, ossia tutti gli altri. Oggi “both” (entrambi) è proprio il nome del mondo caotico che viviamo. Cambiano il senso del tempo, i modi per dire le cose, ma quella che resta invariata è la fame di informazioni dei bambini. Ed è alle loro domande che dobbiamo rispondere».
Silvia Santirosi
Silvia Santirosi
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