mercoledì 14 marzo 2012

ALLA SCOPERTA DEL MONDO. INTERVISTA A FRANCOIS PLACE

(L'Unità, 12 marzo 2012)
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domenica 11 marzo 2012

martedì 21 febbraio 2012

QUADRATONOMADE: la mia scatola finisce al Palazzo delle Esposizioni!!!


E tra gli artisti esposti ci sono anch'io!!!



QUADRATONOMADEOpere d’arte in scatola per un museo itinerante
100%
PERIFERIA a cura di Donatella Pinocci, Donatella Giordano, Simone MartinelliIngresso libero da via milano 13

Quadratonomade è un progetto che prevede la costituzione di una esposizione itinerante di circa duecento opere d’arte in scatole di cartone all’interno delle quali artisti attivi nel panorama contemporaneo nazionale e internazionale hanno realizzato il proprio intervento creativo. 
 
Le scatole d’artista saranno esposte il 29 febbraio 2012 al Palazzo delle Esposizioni e viaggeranno nei prossimi tre anni raggiungendo diversi luoghi in Italia e all’estero.
 
Quadratonomade è un’azione di democratizzazione dell’arte, volta alla rottura di meccanismi e ruoli convenzionali al fine di diffondere la cultura in modo attivo con l’uso di linguaggi interdisciplinari e alternativi. L’intento è quello di creare una rete di collaborazioni a favore di un approccio trasversale, concepito fin dall’inizio come un’azione artistica complessa sul tema di “arte, società e memoria”.
Durante la vernice sarà presentato anche il catalogo (edito da Gangemi) che raccoglie le schede di tutte le opere, le biografie degli artisti e una serie di interventi critici.
 
A cura diDonatella Pinocci, Donatella Giordano, Simone Martinelli

Relazioni esterne
Carla Pinocci

CollaboratoriArianna De Biasi, Marcello Terrana, Mauria De Angelis

Comitato scientificoAntonio Arévalo,  Bruno Di Marino, Anna Imponente, Daniela Lancioni, Francesco Lucifora, Luciana Tozzi

giovedì 16 febbraio 2012

"LA MIA CARRIERA DA ONESTO DISEGNATORE"

Solo due parole.
Questa intervista mi è valsa la prima accusa di faziosità della mia carriera. Bene. Significa che sto seguendo la strada giusta, visto il pulpito da cui proviene la predica...


domenica 5 febbraio 2012

TRASFORMARE IL DOLORE

"Così è la vita, l'ultimo volume di Concita De Gregorio"

(Via Pò, 4 febbraio 2012)
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venerdì 3 febbraio 2012

JE, FRANCOIS VILLON

Vendredi 3 Février 2012 à partir de 19h
LA LIBRERIA

89, rue du Fbg Poissonnière
 75009 Paris

Présentation-dédicace

 
Luigi Critone
Rencontre animé par Silvia Santirosi et Philippe Peter


Où l'on retrouve à la Libreria, Luigi Critone (qui était déjà venu en décembre 2010, avec quelques uns de ses compères de la BD italienne installés à Paris, pour nous présenter "Les Sept Missionnaires" conçu avec le scénariste Alain Ayrolles et paru chez Delcourt)! Et cette fois, Luigi s'attaque à un personnage des plus mystérieux et fascinants, un ragazzaccio génial, le poète François Villon. Il adapte le roman biographique, noir et cruel, de Jean Teulé, sorti en 2006 et en fait une mise en image absolument splendide!


 
Nous vous invitons à cette soirée rencontre-signature qui sera présentée par Silvia Santirosi, journaliste, écrivain et illustratrice, et par Philippe Peter, journaliste à France Soir.


 
Et la soirée se termine par un verre bien sûr!

giovedì 19 gennaio 2012

Il treno: un'intervista

Di solito sono io che faccio le domande...stavolta però sono passata dall'altra parte! Un ringraziamento speciale a Davide Calì per avermi dato la possibilità di parlare del MIO PRIMO LIBRO (appunto) che presto uscirà in Italia e Francia...

Chiara Carrer per Il treno (Logos 2012)

Ho incontrato Silvia la prima volta due anni fa al Salone del libro di Montreuil. All'epoca faceva la giornalista e in effetti la fa ancora. Ma nel frattempo, ecco il suo primo album illustrato come autrice.

D: Innanzi tutto raccontaci un po' di te, cosa fai e cosa hai fatto prima di questo libro?
R: Mi piace presentarmi così: giornalista, scrittrice, a volte illustratrice (soprattutto per copertine e editoriali)...tutta colpa della laurea in Filosofia! Trovo che metta in evidenza la caratteristica che più mi qualifica, ossia l'eclettismo (un modo carino per mascherare la mia schizofrenia!). Tornando seri per quanto questa pazza società lo permetta, collaboro con diverse riviste (L'Unità, L'Espresso, Andersen e Il Mattino), scrivo storie per bambini, racconti per adulti e poesie. E la pubblicazione di questo libro rappresenta certamente una tappa importante nel mio percorso.

D: E' il primo libro che scrivi?
R: Due anni fa è uscita una raccolta di poesie (Istantanee, Edilet). Avevo già pubblicato dei racconti su diverse riviste e collaborato con alcuni sceneggiatori. El tren è il primo albo illustrato. Presto uscirà in Italia (per la Logos) e in Francia, seguito a breve da un racconto illustrato da Simone Rea (per Anicia Ragazzi).

D: Come è avvenuto il contatto con l'editore? E con l'illustratrice Chiara Carrer? È stata una tua scelta o dell'editore affiancarla a questo testo?
R: Avevo incontrato la direttrice artistica della OQO al Salone di Montreuil. Quando sono stata invitata a spedire le mie storie, non me lo sono fatto ripetere due volte. Solo che il primo invio non ha prodotto nulla. Qualche mese dopo ho ritentato. Stavolta è bastata una settimana per avere notizie: la storia è difficile, leggo nella risposta, ma hanno deciso che vogliono investire in questo progetto. Il testo era accompagnato dalle immagini di un'altra illustratrice che non è stata giudicata adatta, quindi si dovevano cercare altre matite e colori.
Allora ho pensato a Chiara Carrer che avevo conosciuto frequentando uno dei suoi atelier alla Biblioteca Europea a Roma. Ho fatto il suo nome all'editore. Il resto è già storia.

D: Hai incontrato molti editori prima di trovarne uno interessato al tuo progetto? Italiani o stranieri? Come li hai trovati rispetto ai giovani autori, aperti o chiusi?
R: In realtà non molti. All'inizio tutti italiani, alcuni incrociati alla Fiera di Bologna, gli altri contattati via mail. A parte una virtuosa eccezione, nessuna risposta. Ho rivolto lo sguardo altrove e il primo editore contattato mi ha pubblicata!
Qui apro una parentesi e lo faccio in veste di giornalista e da persona che vivendo da un po' all'estero comincia a confrontarsi anche con la realtà lavorativa di quel paese (nel mio caso la Francia). Ripeto, ci sono virtuose eccezioni in Italia, ci sono competenze ed entusiasmi incredibili, ma generalmente vige un atteggiamento poco professionale nel mercato dell'editoria. Eppure questa è solo una parte del problema. L'altra faccia della medaglia è che chiunque scriva o disegni pensa di aver diritto alla pubblicazione.
Non è così. Ci vuole talento e tanto, tanto, tanto studio, lavoro, testa dura. E la fortuna non c'entra nulla. Non so quante persone ho incontrato che pretendevano di essere scrittori senza aprire mai un libro, che non avevano alcun tipo di cultura letteraria (e non parlo di erudizione) e che non sapevano cosa succedeva al di là del loro naso figuriamoci nel resto mondo, letterario o meno! Sicuramente nel nostro paese vige spesso la regola del circolo, della congrega (piccina), atteggiamenti provinciali, appunto, che denunciano una visione miope e scarsamente lungimirante. Però bisogna anche dire che troppo spesso gli editori si trovano di fronte persone tutt'altro che coscienti dei loro limiti e in grado davvero di fare quel lavoro.

D: Sei soddisfatta del risultato? Vedere il libro finito ti ha emozionato?
R: Il libro è il frutto di un anno di lavoro. Non so quanto tempo ho passato al telefono o nella caffetteria del Palazzo delle Esposizioni con Chiara a discutere della storia, o di cosa pensavamo fosse la letteratura, l'arte, confrontandoci su letture, mostre, libri. O semplicemente parlando della nostra quotidianità. Sembrerà banale, ma stringere nelle mani la prima copia mi ha dato la misura concreta di quello che era accaduto. Sono stata felicissima e triste al tempo stesso. Una parte di me, qualcosa che era appartenuto al mio immaginario, aveva preso vita. Forse è un po' come quando si mettono al mondo i figli. Li hai nutriti con il tuo sangue e con la tua aria per nove mesi, ma dal momento in cui emettono il primo urlo, ecco, quello è il suono della sconfitta del potere della madre.
Piccolo aneddoto. La storia nasce da una lettera che scrissi ad una mia amica che aveva realmente vissuto quel dolore. Recentemente ci siamo rincontrate. Sapere che presto ci rivedremo ed io potrò restituirle qualcosa che lei mi ha donato tanto tempo fa...ecco, questo mi lascia piena di meraviglia.

D: A quali progetti stai lavorando al momento?
R: Sto lavorando a un libro (Il serraglio di Monsieur Diderot) con Sara Gavioli, artista che stimo molto e cara amica. Siamo un'equipe in cerca di editore, ma l'ultimo Salone di Montreuil ha prodotto nuovi incontri e aperto qualche spiraglio. Dall'incontro più o meno casuale con altri illustratori stanno nascendo nuovi progetti, ancora uno con Simone Rea, c'è una storia a cui sta lavorando Laetitia Devernay, un'altra Giovanna Ranaldi e un libro con Michele Ferri. Perché tutti vedano la luce, ci vorrà tempo. Ho imparato però che è uno degli ingredienti per una buona riuscita.

D: In generale come autrice vedi già le tue storie disegnate da qualcuno mentre le scrivi?
R: No, non penso mai a un illustratore mentre scrivo. Cerco di lavorare in profondità tanto sui contenuti, quanto sulla lingua. Lewis Carroll diceva: "badate al senso, le parole troveranno da sole il loro posto". Così pure gli illustratori. E finora ha sempre funzionato!


Silvia Santirosi è nata a Roma nel 1981. Laureata in filosofia (2005), è iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2010. Collabora con L'Espresso, Il Mattino, L'Unità, Andersen e Le conquiste del lavoro.
"El tren", illustrato da Chiara Carrer (OQO Editora), è uscito in Spagna nel 2011. Uscirà nel 2012 in Francia e in Italia (Logos edizioni). In corso di pubblicazione: Capitan Barbabrizzola, illustrato da Simone Rea (Anicia ragazzi, 2012).

venerdì 6 gennaio 2012

Craig Thompson: I fumetti sono spartiti musicali

(L'Unità, 4 gennaio 2012)
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Gli occhi del colore del cielo in una giornata brumosa, il sorriso accennato a fior di labbra, le parole offerte all’ascoltatore senza fretta: incontriamo Craig Thompson nella sede di Casterman, il suo editore francese, per parlare della sua nuova novel graphic Habibi (Rizzoli/Lizard, pp. 672, euro 35,00), un’opera dalla complessa architettura, un incastro raffinato di storie, punti di vista, di mondi fantastici o meno, un gran calderone in cui con sapienza ed eccentricità si combinano riflessioni ecologiste, sull’amore e sulla calligrafia, a un tentativo di dimostrazione della radice comune delle tre religioni monoteiste. E molto altro ancora. Dopo un veloce scambio di battute di presentazione, entriamo nel vivo della chiacchierata. «Il cuore della storia» ci dice l’autore americano, «è la relazione sentimentale fra Zam e Dodola, dei loro traumi sessuali. La questione che mi interessava indagare era quella di come possono guarire gli individui segnati da esperienze negative. Grazie a una relazione? Un luogo particolare?».
Possiamo allora affermare che la forza dell’individuo è nella coppia?
«Credo che l’individuo debba rafforzare prima se stesso, curarsi se ha avuto dei problemi, prima di arrivare a essere davvero presente in una relazione. Non è possibile tenere insieme due pezzi rotti. Per me è stato più facile scrivere le storie separatamente e raccontare l’attesa dell’uno e dell’altra. Penso che questo stato di cose parli molto alle persone. Il momento più duro da affrontare è stato il momento in cui si sono riuniti. Ho passato mesi senza sapere come la storia si sarebbe conclusa».
«Habibi» può essere considerato un omaggio alle diverse forme d’amore che una donna può incarnare?
«Non in maniera cosciente, anche se sono contento che lei lo abbia percepito. Come uomo certamente non posso che scrivere da un punto di vista eminentemente maschile. Questo lavoro è comunque un libro che cerca di rendere fluidi i confini fra i generi, fra il maschile e il femminile. È lo stesso principio che mi muove nel mio tentativo di dimostrare che non ci sono poi così tante differenze tra le diverse religioni monoteiste».
Crede che ci sia un unico dio per tutti o che dio non esista?
«Sono convinto dell’impossibilità della percezione umana della divinità. Questo però non mi impedisce di avere una spiritualità. Anzi, credo che ogni essere umano sia sacro e questo implica di rispettare ognuno, ma devo ammettere che sono più interessato agli aspetti esoterici ed estetici di quelle religioni».
In «Carnet de voyage» (2004) paragona la danza alla scrittura. Vale lo stesso per il fumetto?
«No. Danzare coinvolge il corpo nella sua interezza, disegnare fumetti solo una piccolissima parte. Tuttavia penso che ci sia una musicalità nel fumetto, e nella calligrafia, ed è proprio questo ritmo tutto speciale che cerco di restituire attraverso il mio lavoro».
Dunque, la musica più che il cinema.
«Certamente. Chris Ware dice che una tavola a fumetti è una specie di partizione, che i disegni sono le note musicali e che è compito del lettore di battere il ritmo. Il disegnatore, attraverso le vignette, non fornisce altro che indizi. Al cinema, invece, tutto il processo viene subito. Le immagini si muovono davanti a noi, mentre durante la lettura di un fumetto niente, letteralmente, si muove. La magia è creata dal lettore».
Visto il successo avuto, ha mai pensato di realizzare un’animazione di «Blankets»?
«Nel 2004 l’idea era stata presa in considerazione, anche se alla fine ho deciso di non dare più seguito al progetto. C’erano alcuni problemi a livello contrattuale ma soprattutto si trattava di una storia i cui personaggi erano reali e alcuni di questi non erano d’accordo».
C’è stato un prezzo che ha dovuto pagare per raccontare questa storia?
«Ho ferito alcune persone che mi erano vicine. Mi sono posto anche il problema se continuare a disegnare fumetti, a fare arte».
Autore completo, lei scrive e disegna le sue storie. Qual è la differenza tra l’immagine e la parola? La prima è più potente della seconda?
«Parole e immagini hanno ciascuna i loro punti di forza e di debolezza. Personalmente non mi sento a mio agio escludendo l’una o l’altra. Quello che è certo è che quando riesco a trovare un equilibrio con entrambe, allora ho l’impressione di avere una certa eloquenza. L’immagine è sicuramente più immediata. Però una sequenza disegnata ha bisogno di più spazio e tempo per trasmettere un’informazione, la stessa che può essere invece contenuta in un paragrafo. A volte la prosa è più efficace, ma anche questo non è sempre vero».
Progetti futuri?
«Sto lavorando contemporaneamente a tre nuovi libri, tra cui un fumetto per ragazzi e il primo tomo di una serie. Dopo un albo così impegnativo, avevo voglia di divertirmi un po’».

venerdì 30 dicembre 2011

Recensioni Andersen

domenica 18 dicembre 2011

IL SONNO DELLA RAGIONE

mercoledì 14 dicembre 2011

GIACOMETTI E GLI ETRUSCHI


(Il Mattino, novembre 2011)
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Si racconta che Alberto Giacometti sia rimasto due ore a contemplare silenzioso la statuetta etrusca, battezzata da Gabriele D’Annunzio come L’Ombra della sera (datata intorno al 350-300 a. C.), nel Museo di Volterra. Il viaggio che lo aveva portato in Italia, sulle orme dell’antica civiltà etrusca (da Firenze a Pisa, da Veio a Volterra appunto), era l’atto finale di una fascinazione iniziata qualche anno prima. Nel 1955, infatti, la visita alla mostra organizzata al dipartimento Antichità e Archeologia del Louvre sull’arte della popolazione centro italica, aveva impressionato così tanto l’artista da spingerlo a ripensare il suo atelier, organizzandolo sul modello di una tomba etrusca. Certamente, poi, mille saranno state le domande che una prossimità così evidente avranno suscitato in lui.
Proprio dalla volontà di rendere esplicita quella che si potrebbe considerare una filiazione diretta o quantomeno un’estrema vicinanza di due estetiche, nasce il percorso dell’esposizione Giacometti e gli Etruschi aperta fino al 2 ottobre alla Pinacoteca di Parigi. Un legame che i visitatori potranno apprezzare grazie al dialogo tra 30 pezzi dello scultore svizzero (tra cui diversi disegni su carta e schizzi sul catalogo della mostra del’55 o su altri libri, nonché alcuni quadri a olio) e 150 oggetti etruschi (anfore, urne cinerarie, vasi, ceramiche, gioielli, sarcofagi scolpiti e statue di diversa grandezza). Ovviamente non poteva mancare l’opera che aveva provocato uno shock così forte in lui. L’Ombra della sera, statua di bronzo dall’aspetto longilineo e filiforme, misteriosa e sensuale con il viso di un bambino che esprime però la saggezza di un vegliardo, rappresenterebbe la divinità chiamata Tèges, il custode dei fondamenti religiosi della spiritualità etrusca. L’aneddoto racconta che fu trovata da un contadino e usata per anni come attizzatoio. Fatto sta che dal 1731, informazione tramandata grazie a una nota lasciata dal prete Anton Francesco Gori, appartiene alla collezione privata di una famiglia aristocratica.
«I confronti» dice Marc Restellini, direttore della Pinacoteca, «sono senza dubbio ciò che c’è di più esaltante per far avanzare la storia dell’arte». Sebbene con una valenza metafisica nel caso di Giacometti, più religiosa per l’anonimo scultore etrusco, in entrambi i casi è la fragilità umana a essere il soggetto della rappresentazione. Solo che passeggiando per le sale, concepite nel rispetto dei quattro periodi della storia etrusca (la villanoviana, l’orientalizzante, l’arcaico e il classico, l’ellenistico), il gigante della scultura del secolo scorso fa la figura del nano: la potenza e la freschezza dei reperti etruschi (talvolta così piccoli da non superare qualche centimetro) sono impareggiabili. Ironia della sorte, quella civiltà così raffinata e moderna (basti pensare al ruolo affatto marginale delle donne nella società), fu sconfitta e condannata all’oblio da un popolo più giovane e più rozzo: quello romano.
Silvia Santirosi

martedì 6 dicembre 2011

NOTRE FIL ROUGE - PHOTOS




Un grazie speciale a Francesca e a tutte le ragazze con cui ho condiviso uno spazio, un evento e dei momenti di puro divertimento...

martedì 29 novembre 2011

© Francesca Cappellini 2011
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NOTRE FIL ROUGE. Exposition collective

De fil en café
87 rue de Paris, Montreuil

 
2/12/11 – 5/12/11
Una mostra di illustratrici italiane organizzata e allestita da
in occasione della fiera dell'illustrazione a Montreuil.

Espongono:
Aurora CacciapuotiBianca BagnarelliCristina SpanòCristina Storti Gajani Francesca CapelliniFrancesca Ferri Francesca Viterbo Giorgia Atzeni Giulia Guerra Giulia Sagramola Ilaria Boscia
Manuela Adreani Marta Iorio Sara GavioliSarah Mazzetti Silvia RocchiSilvia Santirosi Valeria Scricco

mercoledì 23 novembre 2011

CLASSICI, E' L'ORA DELLA RISCOSSA

domenica 13 novembre 2011

ERALDO AFFINATI SU ANDERSEN

giovedì 10 novembre 2011

REA, ILLUSTRATORE DA MELA D'ORO

(L'Unità, 31 ottobre 2011)
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mercoledì 2 novembre 2011

LA VERSIONE DI BARU


Seconda puntata della mia collaborazione con L'Espresso...sempre fumetti, sempre grandi autori! Baru ho avuto l'onore e il piacere di conoscerlo e intervistarlo a Angouleme. Persona gentile, simpatica, di grande spessore intellettuale. La ruota gira e si torna a parlare, a riflettere insieme.

(Un grazie speciale a P. per essere un pò la causa - indiretta - di tutto questo. E a M. che stamattina mi ha fatto la sorpresa di spedirmi il pdf! W gli amici informatici!!!)

giovedì 27 ottobre 2011

L'INVENTION DE L'OEUVRE


(Il Mattino, settembre 2011)
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Cosa può nascere dal confronto tra un centinaio di opere di Auguste Rodin e una trentina di lavori di artisti moderni e contemporanei (tra i quali ricordiamo Jean Arp, Alberto Giacometti, Joan Mirò, Eduardo Paolozzi o Bruce Naumann)? Come il cortocircuito che si innesca può arricchire, modellare lo sguardo dell’osservatore? Sembrano essere queste le domande che sottintendono l’allestimento della mostra L’invention de l’oeuvre. Rodin et les ambassadeurs, aperta al pubblico fino al 4 settembre al Musée Rodin di Parigi. Organizzata senza alcuna intenzione di ricostruzione storica, piuttosto ispirata dalla volontà di indagare come la sua opera abbia influito su quelli che l’hanno studiato e preso a modello, la mostra riesce bene nel tentativo di restituire la tensione tra l’interpretante e l’interpretato ricostruendo con precisione il contesto artistico e critico che va dalla seconda metà del XX secolo fino ai nostri giorni. Il percorso espositivo si organizza intorno a undici temi, undici denominatori comuni come modellare, pelle, riprodurre, figure parziali, assemblare. Peccato solo che lo spazio sia un po’ troppo angusto, con una mancanza di respiro tra le sculture che finisce per penalizzare la visita.

Ma entriamo nel dettaglio. In Figures Partielles (Figure Parziali) sono ad esempio messe in relazione le sculture L’homme qui marche (L’uomo che cammina) o Iris a due immagini della serie fotografica Every One di Sophie Ristelhueber, realizzata per denunciare gli orrori della guerra nella ex-Jugoslavia. Quello che risulta evidente in entrambi i casi è la presa di distanza dall’ideale classico del “Tutto”, considerato come meta da raggiungere. Omettere diventa, quindi, un altro modo per affermare: la carica erotica della scultura rappresentante Iris non subisce alcuna alterazione dal fatto che l’osservatore si trova davanti a una donna senza testa. Anzi. E, nel caso del lavoro della fotografa francese, focalizzare l’attenzione su una parte (le cicatrici sui corpi martoriati di uomini e donne) escludendo volti, pezzi di braccia e gambe, finisce per esacerbarne la forza. Che dire ancora delle Séries et Variations (Serie e Variazioni) che mettono in scena il dialogo fra il Diary of Clouds (Diario delle nuvole) dello svizzero Ugo Rondinone e i numerosi studi dell’artista francese sul viso di Clemenceau? Lo stesso spirito critico della serialità, uno dei tratti specifici della modernità, anima entrambi i lavori. Il paradosso tra la permanenza della scultura e l’incessante mutamento delle nuvole e delle espressioni o dei tratti somatici (soprattutto i baffi del “Tigre”) dell’uomo politico, bene rappresenta l’eterno mutamento delle cose e l’impossibilità di raggiungere la compiutezza e la perfezione. Tra gli accostamenti più riusciti, quello tra La vestaglia di Balzac e la Pelle del pianoforte di Joseph Beuys. Il contrasto fra interno ed esterno si annulla per lasciare spazio a un dispositivo più globale e la superficie diventa segno di qualcos’altro: il genio creatore dello scrittore nel primo caso, un oggetto nel secondo.
Silvia Santirosi

giovedì 20 ottobre 2011

RACCONTI

Questo non è il primo racconto che pubblico, ma il primo pagato! Ho quasi voglia di incorniciarli quei soldi...
Buona lettura.