sabato 27 giugno 2009

L'Aleph: divagazioni sul tema

Aleph è uno dei punti dello spazio che contengono tutti i punti...
Quali punti?
I punti!
...
Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gli interlocutori condividono.

mercoledì 24 giugno 2009

Come una mora rossa (da Istantanee)

COME UNA MORA ROSSA

Siedo e aspetto
il mio turno
mangiando pensieri
come fossero more.
Giocherello con le dita
evitando di guardare le altre.
Chissà, potrebbero leggere negli occhi
il mio male.
Decido di alzarli
quasi rivolgendo una preghiera
alla ragazza dal camice bianco
Infermiera,…?
e gli occhi, per dispetto forse,
mi cadono sui raccoglitori
pesanti alle sue spalle.

NATI E ABORTI NATI E ABORTI
2005-2006 2005-2006
A-L M-Z

E sembra quasi un’offesa.

Potrei andare a bere un caffè
al bar dell’ospedale
Cameriere, …!
ma prendo un bel respiro
e ingoio un’altra tristezza
come fosse una mora
rossa.

martedì 23 giugno 2009

Istantanee, la presentazione

Lunedì 29 giugno alle ore 22

Ai Giardini di Castel Sant’Angelo - all’ingresso a destra (venendo da Ponte Sant’Angelo) – Roma

MARCO ONOFRIO, SANDRA PETRIGNANI e CARLO D’AMICIS

Presentano
ISTANTANEE
di
SILVIA SANTIROSI
Interviene l’autrice

Il rifugio di un tavolino al caffè della stazione non è in fondo diverso da quello privato della propria stanza. Non si abita, ma si è murati vivi. La “morta murata” è delusa, inutile cercare di nascondersi, perché “anche il buio è vivo”, e “guardare il mondo da dietro una finestra… non protegge dal dolore.” La poesia (neppure quella di Silvia Santirosi) non protegge dal dolore, e non dispensa saggezza. La poesia è canto e danza, “carpe diem, hic et nunc”, e nella sua gratuità sta la sua invisibile grandezza.
(dalla Prefazione di Claudio Piersanti)

Un libro di frammenti: un brano di autobiografismo che sfiora l’anonimità della folla stracittadina accanto al vero della vita immaginata; ecco la boutade, il gioco di parole, il concettismo linguistico, l’espressione filosofica, accanto a momenti di lirismo disincantato e puro: lingua poetica, lingua a grado zero, lingua di qualsiasi altro. Ogni cosa è messa accanto all’altra: esposta ad una luce attenta, ma non accecante. […] poetare significa stendere sul lettino clinico il moderno per cercarne nelle viscere la poesia: il mistero del carattere.
(dalla Postfazione di Pierpaolo Di Mino)

Collana: Castalia
Pagine: 80
Prezzo: € 10,00
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giovedì 18 giugno 2009

Anselmo Botte, Mannaggia la miserìa: una chiacchierata importante

Un libro necessario.
E potente. Lo stesso autore ammette che gli effetti di questo suo gesto narrativo sono stati più forti e incisivi di ventanni di battaglie sindacali. Il tono era pacato. E amaro.
In questo Paese qualcosa DEVE cambiare.
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Gli schiavi del Sele, fantasmi a ore (Il Mattino 18-06-2009)

«Ci chiamano braccianti. Ho capito che ai padroni e ai caporali interessano solo le nostre braccia, ma questa parola ci annulla come esseri umani»: proprio questo è il cuore del lavoro di Anselmo Botte, Mannaggia la miserìa. Storie di braccianti stranieri e caporali nella piana del Sele (Ediesse pagg. 170, euro 10) un racconto della vita, del lavoro, dei sogni e degli incubi degli immigrati che vivono e lavorano nella Piana del Sele. I fantasmi necessari.
«Mannaggia la miserìa»: può spiegarci il titolo?
«È un francesismo, un’imprecazione ricorrente fra gli immigrati di San Nicola Varco, quasi tutti di origine marocchina, un’espressione multietnica. Anche se qualcuno continua a sostenere che l’Italia non sarà mai un paese multietnico. Un accento che ha trasformato la miseria dei braccianti italiani dell’inizio del secolo scorso nel nuovo, attualissimo, degrado».
C’è una scelta stilistica ben precisa: le storie sono raccontate in prima persona dai protagonisti. «Mi è sembrato il modo più semplice di procedere. Le vicende in realtà non appartengono solo a loro. Frequento da circa 10 anni il campo di San Nicola Varco. Racconto quindi una serie di episodi che ho anche vissuto con queste persone. Con la differenza che poi la sera, io tornavo a casa. Mentre quella era la loro casa».
Qual è la situazione oggi a San Nicola Varco?
«Non è cambiato niente, se non in peggio. Nel 2007 era stata compiuta un’operazione di bonifica, in seguito mai ripetuta. Continua ad aumentare il numero degli uomini anche a causa della chiusura delle fabbriche al Nord. Oggi c’è una speranza, perché circa un mese fa è stata stipulata un’intesa istituzionale con la Regione Campania, l’attuale proprietario dell’area: una serie di provvedimenti per migliorare le condizioni di vita e per regolarizzare la posizione di quegli immigrati. Perché è importante sottolineare che servono all’economia agricola di quest’area. Sono indispensabili. Eppure si registra una totale chiusura verso una politica di accoglienza».
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lunedì 15 giugno 2009

Intervista a Porochista Khakpour (Il Mattino 13-06-2009)

Chiacchierata con la scrittrice irano-americana Porochista Khakpour: un confronto dell'Iran di Ahmadinejad e l'America di Bush...
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«Ahmadinejad è per l'Iran quello che Bush è stato per gli Stati Uniti». Lapidario e senza giri di parole il giudizio sull’attuale presidente iraniano che esprime Porochista Khakpour, scrittrice irano-americana al suo esordio in Italia con «Figli e altri oggetti infiammabili» (Bompiani). Il romanzo si snoda tra ricerca d’identità personale e possibilità di comunicazione fra generazioni, culture e mondi diversi attraverso le vicende di una famiglia stretta tra un passato perduto insieme al Paese d'origine e un presente con il quale non è sempre facile fare i conti. Una storia parecchio autobiografica: «Ho vissuto con angoscia l’inizio della guerra fra Iran e Iraq, poi siamo andati negli Stati Uniti, ma anche lì ogni volta che sentivo volare aerei o elicotteri ero presa dal panico!». Come vede queste elezioni presidenziali a quattro, con Ahmadinejad, Mussavi, Karrubi e Rezai? Quale nome sceglieranno i 46 milioni di iraniani chiamati alle urne? «È difficile da dire perché nel passato è stato evidente che il voto della gente non è sempre coinciso con il risultato finale. La mia speranza, e credo sia la speranza di moltissimi iraniani, è Mussavi».
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lunedì 8 giugno 2009

Seulement, un acteur...

A volte non basta percorrere la strada giusta e avere la chiave...
Semplicemente, non basta.

[...]
Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.

- Non ho porta - dice la pietra.

Wislawa Szymborska, Conversazione con una pietra

domenica 7 giugno 2009

"Rimedi casalinghi" Angela Pneuman (Via Pò 06-06-2009)


"Correva voce che il figlio dei missionari fosse posseduto da un demone, anche se nessuno lo doveva sapere": comincia così il secondo dei racconti che compongono Rimedi casalinghi (Minimum fax, pp. 227, euro 14,00), la raccolta con la quale esordisce in Italia Angela Pneuman. Questi otto testi, piacevoli e ben congegnati, dimostrano la padronanza tecnica dell'autrice che non a caso insegna scrittura creativa all'Università di Stanford. Poco altro da dire, però, se non fosse per quell'esergo, alcuni versi di Anne Sexton, capace di rendere manifesti i molteplici rimandi all'unica storia che la scrittrice in realtà sembra raccontare: quella delle Scarpette rosse di cui Hans C. Andersen ha scritto una delle versioni più famose.
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